La strada sta scorrendo sotto le ruote dell'auto. La pioggia incontra incessante il parabrezza, come tenendo il tempo di The four horsemen. Volume? 47.
Cazzo è rosso. Voglio andare. Devo andare. Non perchè io sia in ritardo, ma perchè la strada sta chiamando, e ho bisogno di lei. Ascolto i giri del motore, sopraffatti dalle chitarre distorte e cerco di capire cosa vogliono, quanto sono disposti a dare. Ho voglia di curve. Ho voglia di pioggia e curve. La pioggia ce l'ho, ma la strada che sto percorrendo non accontenta i miei desideri.
La meta che mi attende però si.
Il random dello stereo ha optato per Seek and destroy. Me la sento entrare dentro, come un pugno. Dove sto andando? Stasera le note non daranno tregua, già lo so. E questo mi rende felice.
In debito di ossigeno già prima di entrare. Già prima di arrivare. Già durante il viaggio, con i Metallica che mi fanno compagnia. Ma perchè è passato così tanto tempo dall'ultima volta che ho ascoltato questo disco?
E' il mio lato oscuro, stasera, che mi porto nel mondo. O forse è il mio lato oscuro che stasera è rimasto a casa, lasciandomi vivere la vera me stessa.
Tappa. Recupero compagne di viaggio, di questo viaggio dentro di me iniziato per caso questa sera d'ottobre.
Arriviamo.
Non c'è ancora nessuno. Meglio così. Inizia la serata. NO. Io l'ho già iniziata, da sola, per strada.
Giù i pensieri su i bicchieri!
Sta arrivando gente. Le chitarre sono pronte. Le birre sono finite. Ma rimediamo subito.
Ragazzi iniziate! E iniziano...
E io sono felice.
domenica 11 ottobre 2009
Identity recovery process
domenica 26 luglio 2009
Scusa

Non voglio saper niente di ciò che tu non vuoi dirmi. Non voglio che tu condivida con me quello che ti fa stare peggio se lo condividi.
Mi dispiace di aver fatto quella mezza domanda. Non è nel mio modo di essere cercare di sapere di più di quanto chiunque mi voglia dire. Tu in particolare.
Non avrei mai voluto violare la sfera delle cose che di te ancora non so perchè... penso che se e quando avessi voluto parlarmene lo avresti fatto tu. E se non avessi voluto farlo mai per me non sarebbe stato un problema.
Non ho nulla che mi permetta di capire anche solo lontanamente le tue paure, le tue angosce. Posso però dirti che quello che provo per te mi permette di esserti vicina ogni volta che vuoi, anche senza dirmi nulla, ma con la consapevolezza che in me non troveresti altro che un bene infinito e la comprensione di tutto ciò che sei, anche quello che non mi dirai.
lunedì 20 luglio 2009
Flussodicoscienza...

Tanti sogni nella testa, tanta strada da percorrere per raggiungere qualcosa che, chi lo sa, magari non è altro che un miraggio, messo lì dall'illusionista di turno che ti sfotte con i suoi trucchi cambiando la realtà delle cose. Perchè alla fin fine la realtà forse non è altro che quello che ognuno crede che sia vero e reale, non è altro se non l'insieme delle percezioni che si hanno di quello che ci sta intorno, ma allora chi lo dice che esiste qualcosa di vero fuori da questo ammasso di cellule che ti proiettano dentro la teste le immagini di quello che dovrebbe essere il mondo intorno, ma forse non è altro che l'ennesimo trucco di quell'Houdini?
venerdì 10 luglio 2009
La bella

Niente respiro, niente pit-stop, niente pausa.
Oggi sono carica.
Si riparte senza sosta dall'ultimo traguardo, raggiunto, come sempre, al secondo tentativo. Ma ho capito, devo imparare a convivere con le rivincite. Non sono capace a vincere 2-0, la prima vittoria va sempre all'avversario. Ma la bella è mia!
Che poi chi sarà mai questo avversario? Il mondo? La sorte? Dio? Ammesso e non concesso che questi concetti abbiano senso, sarebbe un po' egocentrico pensare che uno di loro sia il mio avversario. Mi sembra molto più realistico e razionale (e in quanto fisica non posso non preferire questa opzione!) identificare il mio avversario con nulla se non me stessa. In realtà perchè mai dovrebbe importarmi di raggiungere i miei obbiettivi in 1 mossa piuttosto che in 2? Certo qui gli scacchisti avrebbero di che lamentarsi... ma oggi io vi rispondo che preferisco in 2 mosse e con stile!
Non che tutto questo sia così direttamente trasferibile ai concetti soliti della mia vita quotidiana: non c'è niente di stiloso nella sequenza di avvenimenti di ieri e oggi: andare al mare, ricevere la telefonate che ti dice: "27", parlare con me stessa e dirmi: "Eh no! 27 no!", correre a casa, doccia, borsa, stazione, viaggio, sosta-Acqui, sveglia lle 7, viaggio, Torino, "cazzo ma che polla che ho sbagliato sto punto", "si dò l'orale" (tanto 27 non lo voglio!), tremarella (perchè, accidenti, ci fosse una volta che non viene), "29".
Belìn che fatica!
Ma del resto credo che le sequenze incasinatissime di eventi facciano parte di me. E anche le scelte che mi complicano la vita fanno parte di me. Sennò avrei dato retta alla mamma e invece che Fisica avrei fatto Lingue.
Quindi, oggi che sono carica mi va di dire che vincere la bella dopo averne persa una dà ancor più soddisfazione, perchè, tu che sei dall'altro lato del campo, lo so che ci speri che sbaglio la battuta, che la mia schiacciata non entri. E invece entra. 21-19. Era la bella? Ho vinto.
mercoledì 10 giugno 2009
Briefing con me stessa
Dopo 2 mesi di silenzio le mie dita hanno di nuovo voglia di raccontare all'etere qualcosa.
Non so come mai mi sono spenta... a volte mi capita di non aver nulla da dire. O meglio, mi capita di avere un mare di cose da dire ma non aver la forza di cercare le parole per comunicarle al mondo. Credo sia quello che è successo in questi 2 mesi.
La mia vita è proseguita più o meno con la solita fabula.
A parte che ho abbandonato una delle cose a cui tenevo di più al mondo, cioè il mio gruppo. E' stata una scelta sofferta, è stato difficile muoversi in questa direzione, ma non avevo altra scelta: quello che avrei voluto realizzare con loro si è sgretolato dietro ad una decisione avventata, presa (o appoggiata) senza riflettere il tempo necessario sulle conseguenze che avrebbe portato. E così loro hanno deviato su di una strada che le mie gambe (o forse dovrei dire il mio diaframma), ma soprattutto la mia testa, non hanno mai avuto nessuna intenzione di imboccare. E così io mi sono ritrovata ad essere parte di qualcosa che, pur nascendo da me, con me non aveva più nulla a che fare. E così la domanda fondamentale che si poneva era: "Che senso ha fare la pendolare Torino-Genova per esser parte di un progetto che non ti da (più) quelle emozioni che uno sbattone del genere richiede per essere almeno in parte ripagato?". Appunto. Nessuno.
Perciò eccomi qui, a somatizzare gli eventi di un mese fa, convinta della scelta che ho fatto, ma pur sempre un po' triste per non esser più parte di quella cosa.
Ma del resto la mia vita mi piace così com'è, e in fondo la musica può aspettare qualche tempo prima di rientrare a pieno titolo nelle mie giornate. Nel frattempo mi godo la quotidianità della vita con il mio amore, lo svegliarsi la mattina accanto a lui, prepararsi insieme ad affrontare un'altra giornata di studio, prenderci quei momenti tutti per noi, fare sogni e progetti da realizzare insieme... amarci.
giovedì 9 aprile 2009
Una foca in salita

Cosa voglio da me?
Passano istanti della vita che sto vivendo, guardando ostacoli in lontananza che si avvicinano col procedere di giorni; mi alleno tenacemente per saltarli, scavalcarli, distruggerli, ritrovarmi dall'altra parte fiera del percorso seguito, convinta che la strada scelta è stata la migliore possibile e guardare indietro assolutamente orgogliosa di me.
E invece no.
Mi ritrovo dall'altra parte quasi per caso, con una sensazione di impotenza che permea ogni parte di me; mi ritrovo a chiedermi come ho fatto ad arrivare qui e quale cammino ho percorso; mi ritrovo a guardare indietro e vedermi aggrappata goffamente all'ostacolo di turno, come fossi stata una foca che tentava d'inerpicarsi su per un sentiero di montagna, mentre chi mi stava intorno e viaggiava nella mia stessa direzione assomiglia molto più ad un gatto selvatico.
Non so se il problema è la visione che ho di me stessa, o se sono io stessa.
Fatto sta che ciò che vedo non è ciò che vorrei vedere, ciò che appare ai miei occhi non è ciò che dovrebbe essere il risultato dell'allenamento seguito, ma è soltanto una proiezione distorta di frammenti di questo messi insieme alla rinfusa.
Fatto sta che non riesco ad avere davanti agli occhi ciò che vorrei.
Fatto sta che non riesco.
Fatto sta che sono una foca. Una foca in salita.






















